La Terza Via sotto pressione: IRIS² può essere un'utility sovrana invece di un rivale di Starlink?
Risultati principali
- L’asimmetria di scala è strutturale: i ~290 satelliti di IRIS² (264 in LEO + 18 in MEO) si confrontano con i ~7.000-9.000 già dispiegati da Starlink (obiettivo 42.000), i ~3.200 di Kuiper e i 13.000-15.000 pianificati dai cinesi Guowang/Qianfan.
- La capacità per euro è il vincolo stringente: ~3,3 Tbps complessivi (~2 Tbps in LEO), all’incirca quanto due satelliti Starlink V3 , contro i ~10 Tbps di Telesat Lightspeed con meno di 200 satelliti.
- Il costo è all’incirca raddoppiato, da ~6 mld € a 10,6 mld €, durante la fase di ideazione, mentre l’entrata in servizio è slittata dal 2024 al 2026, poi al 2028, al 2030 e potenzialmente al 2031.
- Il finanziamento è esile: solo 2,4 mld € dei ~6,5 mld € di copertura pubblica sono impegnati con certezza , e il resto dipende da un bilancio post-2027 non ancora votato.
- Quattro delle cinque forze di Porter sono sfavorevoli; l’unica forza favorevole (le barriere all’ingresso) consolida al contempo i fornitori ad alto costo che alimentano gli sforamenti.
- La domanda LEO che si è effettivamente realizzata è trainata dal settore pubblico: i ricavi di Eutelsat da OneWeb sono saliti dell'84%, a 187 mln €, con un contratto decennale da 1 mld € con la difesa francese , mentre la domanda commerciale di banda larga in un’Europa ricca di fibra è messa in dubbio da McKinsey e dall’ESPI.
Sintesi esecutiva
Questa analisi esamina se il modello ibrido della “Terza Via” di IRIS², che fonde la sicurezza istituzionale con l’ambizione commerciale, sia un posizionamento competitivo sostenibile contro Starlink e il panorama delle megacostellazioni. Il quadro strutturale è netto: come concorrente sulla banda larga commerciale il settore è poco attraente e il nuovo entrante è surclassato su scala, costi e tempistiche, eppure lo stesso programma risulta difendibile se inquadrato come utility di infrastruttura sovrana anziché come rivale di Starlink. L’intuizione strategica è che i vantaggi e le vulnerabilità di IRIS² non si compensano in una “media”: si biforcano nettamente per segmento, il che rende la scelta dell’inquadramento — non la tecnologia — la variabile decisiva.
Il settore
Poche industrie puniscono un entrante istituzionale tardivo con la stessa durezza della banda larga satellitare, dove l’operatore consolidato è già operativo, più economico per bit e in espansione verso i quarantamila satelliti, mentre lo sfidante non ne ha ancora lanciato uno. La tensione di fondo è che lo stesso mercato appare attraente se definito in termini di sovranità europea e poco attraente se definito in termini di prezzo e prestazioni su scala globale.
IRIS² entra in un mercato la cui fisica competitiva premia il volume e l’integrazione verticale, portando con sé una flotta deliberatamente ridotta e un mandato di sovranità che l’economia dei volumi non sa valorizzare.
Contesto e definizione del settore
Il settore rilevante è qui la banda larga satellitare, sicura e commerciale, nel e per il mercato europeo, e copre due livelli di domanda molto diversi: un livello istituzionale, governativo e della difesa, e un livello commerciale di banda larga, conteso. Il perimetro è tracciato deliberatamente attorno al mercato europeo come spazio di domanda protetto, anziché attorno al mercato globale della banda larga, perché l’intera logica strategica di IRIS² poggia su leve di sovranità e regolatorie che hanno efficacia solo all’interno della giurisdizione UE. Questa scelta è essa stessa la mossa analitica centrale. Un mercato delimitato dalla sovranità appare difendibile; lo stesso mercato delimitato dalla concorrenza globale appare perso prima ancora del lancio.
L’architettura stessa del programma codifica questa frattura. I servizi si articolano in “Hard Gov” per gli utenti autorizzati dai governi, “Light Gov” più il commerciale, e uno strato Low-LEO di nuova generazione che include il direct-to-device , il tutto sotto una concessione dodicennale firmata nel dicembre 2024 tra la Commissione europea e il consorzio SpaceRISE di SES, Eutelsat e Hispasat, con l’ESA come supervisore tecnico. Solo il livello commerciale compete frontalmente con Starlink; i livelli governativi poggiano su una domanda ancorata all’UE. Gli attori in gioco che contano di più non sono quindi rivali simmetrici, ma un unico acquirente di riferimento, un canale riluttante di partner telco e una base di fornitori che il programma non riesce a disciplinare facilmente.
Il panorama competitivo
La rivalità che IRIS² affronta non è una contesa tra pari, ma uno scontro asimmetrico tra un ritardatario istituzionale sotto scala e operatori commerciali consolidati di dimensioni iper-scalabili. Starlink definisce le regole della competizione attraverso l’integrazione verticale e il basso costo unitario; Amazon Kuiper conferma che la scala unita al raggruppamento dell’ecosistema (bundling) è il modello dominante; le costellazioni statali cinesi aggiungono volume sostenuto dallo Stato nei mercati extra-UE. Di fronte a questo campo, IRIS² è l’unico soggetto che compete sulla sovranità anziché sulla scala, una postura che al tempo stesso lo differenzia e lo esilia dall’economia dei volumi di cui godono gli altri. Il divario di capacità per euro è la spina dorsale del problema. Una costellazione completa che dovrebbe rendere all’incirca 3,3 Tbps — con la porzione LEO equivalente a circa due satelliti Starlink V3 — costa un multiplo di quanto gli operatori consolidati spendono per una portata ben superiore, e i ~10 Tbps di Telesat Lightspeed con meno di 200 satelliti dimostrano che il divario non è intrinseco alle flotte ridotte, ma specifico di questa. Quella cifra di capacità è una singola stima di un analista a media affidabilità, non una specifica ufficiale, e va pesata di conseguenza; resta tuttavia fisicamente coerente con i noti tetti di capacità per area dei sistemi LEO.
Se la rivalità è la pressione esterna, la sostituzione è quella più acuta, perché Starlink non è una minaccia futura ma un prodotto già presente. Il consenso accademico inquadra il satellite come complemento delle reti terrestri, anziché come sostituto autonomo della banda larga in un’Europa densa e ricca di fibra, il che restringe ulteriormente lo spiraglio commerciale. La dinamica più tagliente è una trappola temporale: poiché i servizi di IRIS² non arriveranno prima del 2030, ogni contratto Starlink che uno Stato membro firma nel frattempo è domanda che il programma potrebbe non recuperare mai. La messa in comune (pooling) GOVSATCOM della capacità già disponibile presso gli Stati membri colma i bisogni governativi di breve termine e riduce l’urgenza proprio sull’unico livello in cui IRIS² è forte, il che, paradossalmente, toglie la pressione a impegnarsi per tempo.
Queste pressioni si riflettono all’interno della catena del valore in un potere dei fornitori che è strutturale anziché negoziato. Le autorizzazioni a procedere a fornitore unico sono andate a Thales Alenia Space e Airbus, scavalcando la gara competitiva, mentre il principio del ritorno geografico dell’ESA consolida una base di fornitori frammentata e a costi più elevati. La lettura riconciliata dell’apparente contraddizione è qui essa stessa rivelatrice: i prime contractor hanno rifiutato di assumere quote azionarie, lasciando SES, Eutelsat e Hispasat a “tenere il cerino”, eppure incassano comunque le commesse di costruzione. Costruiranno IRIS² ma non hanno voluto garantirne il rischio, estraendo il margine di appaltatore e declinando il rischio al ribasso del programma. Il lancio aggrava la stretta, dato che Ariane 6 effettua all’incirca dieci voli l’anno a fronte di un arretrato di trenta lanci che ne include già diciotto per Kuiper, sicché la sovranità europea sul lancio compete con un cliente commerciale statunitense per slot scarsi.
Il potere dei compratori completa l’insieme sfavorevole, e lo fa in un modo che l’ancora istituzionale avrebbe dovuto prevenire. Sulla carta la Commissione europea riduce il rischio di domanda in quanto unico cliente di riferimento, ma i compratori operativi — i partner telco del canale dello stesso consorzio, Orange e Deutsche Telekom — rifiutano un impegno vincolante e acquisteranno solo se IRIS² sarà competitivo per prezzo e prestazioni con Starlink e Kuiper . Lo stesso amministratore delegato di Eutelsat ha ammesso che il programma “deve competere su prezzo e prestazioni per conquistare clienti”. Le clausole di uscita acuiscono l’asimmetria: uno sforamento, uno slittamento o una sottoperformance significativi danno a qualsiasi operatore il diritto di tirarsi indietro, sicché il settore pubblico è al tempo stesso l’acquirente di riferimento e chi si fa carico del rischio residuo. L’unica forza che gioca a favore di IRIS², la quasi impossibilità di nuovi ingressi, è a doppio taglio. Le barriere di capitale, spettro e lancio che proteggono IRIS² sono le stesse barriere che proteggono i suoi fornitori consolidati ad alto costo e smorzano l’innovazione di costo delle PMI di cui avrebbe bisogno per colmare il divario.
Sintesi delle cinque forze
| Forza | Intensità | Driver principale | Tendenza |
|---|---|---|---|
| Rivalità competitiva | Alta | Asimmetria di scala e di capacità per euro vs Starlink/Kuiper | In crescita |
| Minaccia di nuovi entranti | Bassa | Barriere proibitive di capitale, spettro, lancio | Stabile |
| Minaccia di prodotti sostitutivi | Alta | Starlink operativo, fibra terrestre, trappola temporale | In crescita |
| Potere dei fornitori | Alto | Prime a fornitore unico, juste retour, scarsità di lancio | Stabile |
| Potere dei compratori | Alto | Domanda di canale condizionata, ancora solo in parte impegnata, clausole di uscita | In crescita |
Attrattività complessiva del settore: Poco attraente
Le dinamiche del valore
Le forze esterne spiegano perché il mercato è difficile da conquistare; la catena del valore spiega chi tiene davvero i soldi, e la risposta è scomoda per il soggetto che si accolla il rischio maggiore. In questo programma il valore migra lontano dagli operatori che immobilizzano il capitale e verso i fornitori che non ne immobilizzano alcuno.
Nel frattempo il valore commerciale che avrebbe dovuto giustificare la realizzazione fuoriesce del tutto dalla catena, verso Starlink.
Dove risiede il valore
Le attività strategicamente significative nella catena di IRIS² sono le operazioni e il servizio, ed entrambe concentrano il valore nel livello sovrano anziché in quello commerciale. Le operazioni sono il luogo in cui risiede davvero la sovranità ingegnerizzata: collegamenti laser inter-satellite che instradano il traffico verso soli cinque punti di presenza a terra europei, evitando deliberatamente infrastrutture terrestri non controllate, sostenuti da diritti di priorità sullo spettro ereditati da OneWeb e O3b mPOWER che precedono Starlink in LEO . Il servizio è il luogo in cui la differenziazione è davvero forte, ma solo nel livello governativo, attraverso una connettività sovrana a sicurezza quantistica costruita sull’infrastruttura EuroQCI sostenuta da tutti e ventisette gli Stati membri . L’attività di sviluppo tecnologico che dovrebbe amplificare questi vantaggi è invece vincolata, con i chip a 7nm rinviati e un divario di agilità che fonti accademiche e industriali segnalano entrambe, per cui gli operatori commerciali iterano più rapidamente dei consorzi istituzionali.
Il modo in cui il valore viene catturato è il punto in cui la struttura si rivolta contro IRIS². I prime catturano margine elevato a basso rischio, costruendo senza garantire il rischio; gli operatori si accollano il capitale, il debito e l’esposizione latente dell’opzione di uscita, pur catturando un margine operativo esiguo; e il segmento della banda larga commerciale cattura poco, perché il valore migra verso il sostituto. Due colli di bottiglia governano l’intera catena — la cadenza di lancio e la produzione dei prime a fornitore unico — ed entrambi sono in mano a fornitori che IRIS² non riesce a disciplinare, ed è esattamente per questo che si traducono in slittamenti di calendario e crescita dei costi anziché in mero attrito. La lettura del modello di business affina tutto questo in un verdetto di coerenza: il programma cerca di reggere due proposte di valore incompatibili su un’unica base di costo gonfiata. La proposta sovrana è coerente, con valore differenziato, domanda difendibile e protezione regolatoria. La proposta commerciale non lo è, con valore indifferenziato, una domanda di cui McKinsey ed ESPI dubitano e un canale che non vuole impegnarsi.
Il quadro della finanziabilità conferma la diagnosi. I bilanci degli operatori sono tirati — Eutelsat porta un debito di 2,7 mld € e SES di 4,57 mld € a fine 2024, ricapitalizzati attraverso la partecipazione statale francese e britannica anziché tramite i mercati privati — sicché il modello “sovrano” è finanziato con garanzie sovrane. Gli investitori privati al SmallSat Europe hanno giudicato non raccoglibile la quota privata di ~4,1 mld € , e un esponente di primo piano ha definito IRIS² “spacciato in partenza”. A fronte di questo, l’unica ipotesi che regge è la domanda sovrana: i ricavi di Eutelsat da OneWeb in crescita dell'84%, a 187 mln €, e un contratto decennale da 1 mld € con la difesa francese mostrano che il mercato di breve termine percorribile è istituzionale, non consumer. L’analogo percorribile più vicino non è quindi il modello commerciale autofinanziato di Starlink, ma un’utility sovrana sul modello di Galileo e Copernicus , dove il successo si misura dall’autonomia strategica conseguita anziché dal ritorno commerciale.
Posizione competitiva
È qui che le due lenti convergono, e la convergenza è insolitamente netta. L’esposizione competitiva di IRIS² e la sua debolezza nella catena del valore coincidono nel livello commerciale, dove è esposto a rivalità e prodotti sostitutivi, debole nelle vendite e perde valore a vantaggio di Starlink. La sua protezione e la sua forza coincidono nel livello governativo, dove è protetto dall’ingresso di concorrenti, immune ai sostituti, forte nel servizio e in grado di difendere il proprio margine. I vantaggi — topologia ingegnerizzata, priorità sullo spettro, sicurezza quantistica e protezione regolatoria — si concentrano tutti sul versante non di mercato; le vulnerabilità — base di costo, dipendenza dal lancio, domanda condizionata e divario di finanziamento — si concentrano tutte sul versante commerciale.
Il dividendo analitico è che IRIS² è mal definito se trattato come concorrente sulla banda larga e correttamente definito se trattato come utility di infrastruttura sovrana. Le leve non di mercato che l’Europa sta dispiegando sono reali ma limitate in ciò che possono fare. Riservare all’incirca due terzi del futuro spettro mobile-satellitare a 2 GHz agli operatori europei e l’imminente Legge spaziale dell’UE che impone requisiti di cybersicurezza e resilienza a qualsiasi operatore del mercato UE possono rendere un rivale “strutturalmente inferiore” all’interno dell’Europa e acquistare quota protetta. Non possono però colmare il divario di capacità né fabbricare domanda commerciale, e sono politicamente reversibili: ed è questa la tensione strategica centrale, perché l’UE erige protezioni per IRIS² nel momento stesso in cui le telco del suo stesso consorzio insistono che acquisteranno solo per merito competitivo.
Le prospettive
La struttura non chiede a IRIS² di vincere il mercato della banda larga; gli chiede di smettere di provarci. Tutto ciò che è forte nel programma vive in un segmento, tutto ciò che sta fallendo vive nell’altro.
Il compito strategico è riconoscere la differenza e agire di conseguenza prima che la trappola temporale e il precipizio di finanziamento precludano la scelta.
Implicazioni strategiche
Sul posizionamento di settore, IRIS² dovrebbe presentarsi esplicitamente come utility di infrastruttura sovrana anziché come concorrente di Starlink, competendo sull’asse della sovranità (topologia indipendente dalla giurisdizione, sicurezza quantistica, fiducia regolatoria), dove è strutturalmente forte, e cedendo l’asse della banda larga commerciale, dove è strutturalmente esposto. La dimensione civile lo sostiene, con gli Stati membri che già gestiscono budget interinali di connettività rurale e scolastica che una dorsale sovrana può ancorare entro il 2030.
Sulla focalizzazione della catena del valore, l’investimento dovrebbe concentrarsi nelle attività di servizio e operazioni che incorporano la sovranità: la topologia laser ISL, l’architettura a cinque PoP e l’integrazione di EuroQCI. Il collo di bottiglia del potere dei fornitori è la fonte interna del modello di sforamento, sicché allentare il ritorno geografico dove fattibile è l’intervento di costo a più alta leva disponibile, e l’attenzione spesa su vendite commerciali indifferenziate è attenzione sprecata. Il rischio che i requisiti militari possano non essere pienamente integrati merita una correzione tempestiva, poiché un sistema che non soddisfa né l’economia commerciale né l’utilità militare fallirebbe su entrambi gli assi insieme.
Su cosa monitorare, gli indicatori anticipatori sono concreti e ravvicinati. Primo, i voti di finanziamento post-2027 e il divario di impegno tra 2,4 e 6,5 mld € , il segnale più chiaro di volontà politica. Secondo, l’attivazione delle clausole di uscita degli operatori e la solvibilità di Eutelsat e SES, che determinano se i partner privati restano. Terzo, la contrattualizzazione di Starlink da parte degli Stati membri, che attiva la trappola temporale. Quarto, la traiettoria della riserva di spettro e della Legge spaziale dell’UE, da intendere come strumenti per guadagnare tempo anziché per colmare il divario. Quinto, gli eventi di congelamento del progetto (design-freeze) e di ridimensionamento (descope), in quanto indicatori anticipatori di ulteriori sforamenti.
Limiti
La scelta analitica decisiva è il perimetro del settore. Delimitare il mercato come domanda europea protetta anziché come banda larga globale è ciò che fa apparire difendibile il livello governativo; una definizione di mercato globale renderebbe IRIS² nettamente non competitivo, e il perimetro scelto non va scambiato per una rivendicazione di competitività globale. Diversi dati portanti sono a fonte unica e pesati al ribasso di conseguenza: la cifra di capacità di ~3,3 Tbps (una stima di analista a media affidabilità, non una specifica ufficiale), le clausole di uscita degli operatori e le condizioni di IRR >10%, la cifra di 2,4 mld € di impegno fermo e l’affermazione sull’attività di lobbying anti-Starlink. I quadri strutturale e di modello di business sono istantanee a un dato momento di un programma ancora pre-lancio, sicché la valutazione si sposterà a ogni evento di finanziamento e di ridimensionamento, e gli esiti di disruption sono proiettati come intervalli anziché come punti. L’analisi assume che la domanda sovrana e di difesa sia duratura e che il finanziamento politico prosegua almeno su scala di utility sovrana; se lo slancio verso l’autonomia strategica si invertisse o gli Stati membri ripiegassero su Starlink nel frattempo, anche la lettura di sostenibilità condizionata verrebbe meno. Le analisi macro-ambientale, di governance completa e di minaccia alla sicurezza sono state lasciate a lenti specialistiche contigue, e una delle fonti citate reca finanziamenti dichiarati da Amazon e SpaceX, il cui inquadramento pro-commerciale statunitense è pesato di conseguenza.
Fonti primarie e ricerca
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